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Sblocca i cantieri?

Avv. Angelo Lucio Lacerenza - Foro di Roma

La rivisitazione degli appalti sotto soglia (art. 36) desta preoccupazione per i rischi di un uso distorto della norma, come peraltro evidenziato dal Presidente di Anac, Raffaele Cantone

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Decreto "Sblocca Cantieri”

Il decreto giornalisticamente detto “Sblocca Cantieri”, definitivamente convertito nella legge 14 giugno2019 n. 55, ha operato una profonda riforma del codice degli appalti con l’obiettivo di sostenere il settore dei contratti pubblici (che è stato vittima di un codice mal concepito nel 2016 e peggio ancora emendato negli anni a seguire, come più volte scritto sulle pagine di Teme).

Sul terreno del rilancio e della semplificazione paiono muoversi la soppressione del rito “super-accelerato” che costringeva le imprese ad impugnare entro 30giorni le risultanze dell’ammissione dei concorrenti in esito alla seduta di apertura della documentazione amministrativa (art. 29); l’estensione anche agli appalti di servizi e forniture dell’anticipazione del 20% sul valore del contratto (art. 35); la sospensione fino al 31.12.2020 della norma sulla terna dei subappaltatori negli appalti e nelle concessioni (artt.105 e 174); il sistema dei commissari esterni di gara egualmente congelato sino a quella data, ma che nel frattempo era già stato oggetto di rinvio al 14 luglio da parte di Anaca dimostrazione di una difficoltà applicativa della norma (art. 77); l’aver scongiurato, in sede di conversione del decreto, la possibilità del blocco dalle gare per le imprese che fossero inadempienti con il fisco anche nel caso di pendenze non definitivamente accertate (art. 80).A parte queste misure, su alcuni altri istituiti cruciali peril settore dei contratti pubblici sarà il mercato a fornire la prova dell’effetto fluidificante sul comparto.

Senza pretesa di completezza, in questa sede pongo l’attenzione sulle modiche più dibattute. La rivisitazione degli appalti sottosoglia (art. 36) è tra gli aspetti più controversi della riforma. Al di là della già esistente soglia dei 40.000 euro per l’affidamento diretto, all’entusiasmo imprenditoriale per questa tipologia di affidamento anche per lavori tra40.000 e 149.999 euro e per servizi/forniture tra 40.000euro e sino alle soglie comunitarie (completano il quadro delle soglie, la procedura negoziata con consultazione rispettivamente, di almeno 10o 15 imprese per l’affidamento di lavori nelle fasce 150.000/349.999e 350.000/999.999 euro) fa da contrappeso la preoccupazione per i rischi di un uso distorto della norma, come peraltro evidenziato dal Presidente di Anac, Raffaele Cantone, nella sua Relazione al Parlamento dello scorso 6 giugno.

Nell’attesa del 31.12.2020 l’appalto integrato (art. 59) merita un approfondimento insieme alle associazioni imprenditoriali e dei professionisti in considerazione del fatto che l’affidamento congiunto progettazione/esecuzione di lavori da una parte rappresenta la soluzione per cantierizzare opere di interesse generale anche in mancanza di apparati progettuali interni alle amministrazioni, dall’altro deve essere ben concepito per evitare fenomeni di dipendenza dall’appaltatore.

Circa il ruolo delle stazioni appaltanti, a parte il congelamento sino a fine 2020 delle norme sui comuni non capoluogo di provincia (art. 37), nulla si dice sulla “professionalizzazione” delle stazioni appaltanti (come peraltro, già sollecitato dalla Commissione UE con la Raccomandazione 2017/1805), ovvero sull’assegnazione di risorse finanziarie e mezzi per qualificare il personale delle amministrazioni su programmazione e progettazione degli acquisti, elaborazione dei capitolati e snellimento delle procedure che contribuirebbero, questo sì, in modo determinante ad assicurare efficienza al settore degli appalti ed a conseguire il buon andamento della pp.aa. solennemente proclamato dalla nostra Costituzione (leggasi Il Sole 24 Ore dello scorso 6 giugno, secondo il quale gli appalti sono bloccati per “l’84% da progetti eiter pre-gara”).

Circa i requisiti generali di partecipazione (art. 80), sono stati ampliati gli obblighi dichiarativi a carico del socio di maggioranza in caso di società con un numero di soci pari o inferiore a quattro (ci sarà ora la corsa delle società nominare il quinto socio per aggirare l’obbligo); sul Vasto capitolo degli illeciti professionali, che tanto contenzioso bloccante ha generato, lungi da una riforma semplificatoria stata aggiunta un’ulteriore causa di esclusione nel caso l’impresa abbia commesso un grave inadempimento verso il subappaltatore; addirittura, in caso di esclusione dalla gara causata da una delle eterogenee ipotesi previste al comma 5 è stato previsto il “blocco secco” dalle gare per 3 anni decorrenti dal provvedimento amministrativo di esclusione ovvero, in caso di contestazione in giudizio, dal passaggio in giudicato della sentenza (si badi, in caso di mendace dichiarazione l’Anac ha il potere di “graduare” il blocco dalle gare fino a 2 anni a seconda della gravità).

A parte il tetto massimo di 30 punti per l’offerta economica, prima soppresso e poi reintrodotto in sede di conversione del decreto nonostante le riserve formulate dall’antitrust già nel 2017 (art. 95) e la sottoposizione degli organismi SOA all’azione di responsabilità contabile della Corte dei Conti pur svolgendo mansioni diverse dalle amministrazioni (art. 84), il carattere cruciale del subappalto (art. 105), a parte la sospensione della terna, avrebbe meritato maggiore attenzione, piuttosto che una norma a tempo valida sino a fine 2020. L’indicazione obbligatoria nel bando della possibilità di subappalto avrebbe dovuto essere bilanciata dalla necessità di motivare espressamente il divieto di subappalto, anche inconsiderazione delle riserve espresse dalla UE sui vincoli allo stesso.

Aumentata la quota massima subappaltabile al 40% dell’importo del contratto (in parziale adesione ai citati rilievi europei), sono sospese le verifiche in sede di gara per accertate i requisiti generali dei subappaltatori e reintrodotto il divieto di subappalto in favore dell’impresa che aveva partecipato alla gara. Infine, il Regolamento unico sugli appalti che dovrebbe raccogliere, entro 180 giorni se il termine verrà osservato, l’eredità di decreti e linee guida oggi in vigore per dare attuazione al d.lgs. 50/2016, e per la redazione del quale sarebbe opportuno raccogliere le considerazioni di esperienze delle categorie interessate al fine di concepire un testo snello ed operativo. Il Legislatore dello “Sblocca Cantieri” è stato ambizioso, soprattutto perché ha dovuto operare su un codice nato male. Nella moratoria sino al 2020, l’auspicio è possa chiamare a consultazione gli stakeholder interessati per “cantierizzare” il testo di un codice, che sia degno di questo nome.

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